La ciliegina sulla torta

C’è poco da girarci attorno... vincere è una "figata", vincere è un esplosione di adrenalina. È Rock.
Al mattino non l’avrei mai pronosticato, arrivavo dalle fatiche dell'Eneco Tour nel quale sono andato bene ma non mi sentivo certo il corridore piu in forma. Comunque al Giro del Veneto volevo fare una bella gara, sia per la squadra, sia per dimostrare qualcosa a me stesso, sia perché c’era il CT della nazionale a visionare la corsa.
Dopo una corsa ad andatura abbastanza impegnativa, Paolini da un colpo deciso sulla penultima salita del Mercato Vecchio. All'ultima tornata, in salita, rimaniamo in 13 corridori che puntano decisi l’arrivo. Ma sull’ultima salita mi sentivo malissimo, gambe dure e acido lattico fin alle orecchie, ma la testa non mi ha abbandonato e l’occasione non poteva essere sprecata. La fuga continua ma con scarsa collaborazione tanto che veniamo ripresi ai meno 20km all’arrivo.
Noi puntavamo ad un arrivo in volata o ad un colpo di mano negli ultimi 2km. Ai meno 10 arriva anche un forte diluvio che dimezza letteralmente il gruppo; separa chi non voleva rischiare dai più temerari.
Gruppo allungato sotto le trenate degli uomini della nazionale e noi pronti ad entrare in azione. Ai -1,5km prendo il comando e arrivo ai meno 900 metri dove ci aspettava una curva a 90gradi sui san pietrini bagnati. Dietro di me il disastro, si salvano solo 4 o 5 corridori. Sento, vedo, capisco e non mi volto più fino all’arrivo. A volte la fortuna aiuta davvero gli audaci; ho rischiato e mi è andata bene. L’ho cercata e l’ho trovata. Ho faticato, ma la grinta e la voglia di far bene hanno compensato una forma fisica non perfetta.
Potevo essere contento della mia stagione già dopo il Tour. Ho avuto un escalation fisica e mentale che mi ha dato molta sicurezza. e vincere in questo momento è importante.
Primeggiare non è facile ed a volte bisogna che tutto vada nel verso giusto. Farlo da professionista era uno degli obbiettivi che mi ero prefissato già dall’anno scorso. Credo e spero non sia l’unica ma solo una delle tante, per questo ci lavorerò su parecchio!
Vincere è la ciliegina che sta benissimo sulla mia torta...

Una dedica particolare va a Tommaso Cavorso morto sulle strade toscane in bicicletta a 13 anni. Un forte abbraccio alla famiglia ed alla squadra SS Aquila.

Tour de France

Storia di passione, fatica, sudore, dolore, emozioni, paure, gioie, cattiveria, amicizie, pensieri, tattiche, salite, discese, fughe, volate, cronometro, personaggi, uomini. Tanti gli aggettivi che costellano una corsa come il Tour, tutto in 3600 e passa km in meno di tre settimane, la corsa piu dura ed ambita al mondo.
Qualche anno fa non mi aspettavo dicerto di vedermi al Tour de France, ci potevo sperare come si fa per tante cose; ma poi è arrivata la lieta nuova e sono partito con tante domande e tante incertezze: dove andrò? Cosa farò? Ce la farò? E ora sono qui a scrivere del mio primo tour, l’ho vissuto tutto, ho assorbito tutto quello che poteva darmi, sono stato una spugna. Ho fatto volate piazzandomi, sono stato in fuga e ripreso ai meno 3; con Roman ed Ivan ho imparato come vive un capitano che vuole fare classifica, sono stato sul podio per il premio di combattività. Come prima volta insomma posso essere più che soddisfatto, per lo meno per quel che riguarda l'esperienza.
3 settimane sono lunghe, dopo la seconda le gambe fanno male ma la gente e tutta l’atmosfera ti tiene vivo, ti tiene in forza, sembrava quasi di scalare una montagna immensa: salivo salivo ma non mi voltavo a guardare il passato, mi sarebbero venute le vertigini, guardavo solamente una o due tappe in avanti pensando che se avessi superato quelle potevo pensare alle altre.
Abbiamo cambiato mille alberghi, mangiato in mille posti diversi, fatto tantissimi chilometri con il bus per i trasferimenti, ma tutto è andato bene ed ora ecco Parigi.
Ho riscoperto una nazione che avevo poco considerato e non so nemmeno il perché, qui la gente stravede per i ciclisti e la corsa, ci rende unici, ma la fatica, i km, le scaldate sotto il sole delle Alpi ed il freddo dei Pirenei non ci fanno volare troppo in alto e ci tengono con i piedi per terra, come dev'essere.
Dopo tre settimane la montagna gigantesca può definirsi scalata, puoi guardarti intorno, vedere quello che hai passato e fare le tue valutazioni.
Non ho rimpianti, ho messo delle basi per il futuro. il prossimo anno torneremo con una squadra forte per poterlo vincere. E allora sarà un'altra esperienza da mettere in archivio, per ora mi godo questa, con la testa anche ai prossimi appuntamenti; la stagione finisce a ottobre!

Da casa è un altra storia...

Quando stavo per passare professionista, mi aspettavo di provare delle sensazioni forti, grandi.. grandissime.. ma non mi sarei mai aspettato che anche guardando in tv gare come il Giro d’Italia le emozioni fossero così forti. Infatti ora che sono in un secondo periodo di preparazione, vedere le gare mi mette una voglia matta di correre ancora. Ed ora che c’è il Giro in tv, sono gasato ed emozionato nel vedere correre il gruppo di cui faccio parte. Capisco, interpreto e mi godo molto di più tutto l’insieme delle tappe. È davvero qualcosa di nuovo che mi esalta!
Vedere poi i miei compagni vincere una crono a squadre ed ottenere la maglia rosa in quella tappa è qualcosa che m’inorgoglisce, mi rende felice. Vincere una crono a squadre è forse una delle vittorie più belle perché sottolinea la bravura dell gruppo nel suo insieme e non del singolo.
Sono stati bravi fin da subito, col vento ed i ventagli al Nord e nel gestire le prime tappe in volata in Italia. Grande dispiacere, seguito da sobbalzi sul divano nella tappa di Montalcino dove la Liquigas-Doimo è caduta in massa ed ha dovuto inseguire perdendo la maglia rosa. Il primo arrivo in salita del giorno dopo ha comunque dato dei segnali positivi per Nibali e Basso che hanno semplicemente difeso per recuperare le forze in vista dele future tappe certamente più impegnative.
Sono davvero contento anche per i fuggitivi di questi giorni spesso premiati con la vittoria di tappa. Questa prima settimana è stata una gran "figata", non vedo l’ora di gustarmi le prossime due!

Trentino

Il giro del trentino ha il suo fascino soprattutto per me; correrlo mi piace un sacco, anche se le forze in questo periodo hanno subito un drastico calo.
Ecco perche anche quest'anno ho voluto correrlo in supporto ai capitani del prossimo Giro d’Italia.
Crono iniziale molto ventosa e risultato pari alle mie aspettative, ma che tifo, che bello e che emozione correre e sentire mille grida che sottolineano il tuo nome...
Anche la prima tappa passa con tanto tifo e tantissima fatica dal Brocon arrivando a San Martino; me l’aspettavo.
Il giorno dopo la tappa che avrei amato di più, lo sapevo ancora prima di partire. Qualcuno mi aveva anticipato il tifo che avrei potuto trovare, difatti la gara sarebbe passata proprio da Pergine Valsugana e proprio davanti a casa mia. Una volta affrontato il Passo Rolle la corsa ha proseguito in direzione Valsugana passando da Valfloriana e scendendo da Baselga arriviamo a Pergine; e lì la pelle d’oca mi prende fin sopra le orecchie. La carovana passa davanti casa e "waaaaa". Sembrava l’arrivo; gente fino in mezzo alla strada, striscioni appesi, scritte per terra. Fantastico! Da li in poi qualosa dentro di me cambia e mi ripeto che devo fare qualcosa per ricompensare tutto questo affetto. Arriva l’ora dell’ultima salita, le "bogole", per arrivare a Vigolo Vattaro, dura ma corta. La gamba non gira molto bene, ma in testa ho la convinzione di tener duro e di soffrire fino in cima. Poco prima della cima pian piano mollo i primi formando un gruppetto dietro. Scolliniamo con diversi secondi, ma ci catapultiamo letteralmente verso Trento. Recuperiamo qualcosa, ma in fondo alla discesa non li agganciamo. Nel mio gruppetto c’è Petacchi e qualche uomo Lampre e loro riescono a ricucire il gap a meno 8km dall’arrivo. L’unico modo per far risultato è stare con il "Peta" e quindi m'incollo alla sua ruota. Mancano 3km e il gruppo è in fila ed io in buonissima posizione. Ho le gambe che esplodono ancora prima della volata, ma non posso mollare: l’avevo promesso. Parte lo sprint e chiudo ottavo. Primo un grande Ale Bertolini che fa un numero da maestro.
Un piccolo piazzamento per ringraziare un immenso affetto!

Fiandre 2010, un passo in avanti

La piazza di Brugge è la più bella che ci sia, e la partenza del Fiandre è altrettanto la più bella. Il pubblico è il più caloroso e numeroso in assoluto, da pelle d’oca. Occhi spalancati, palpitazione ed adrenalina ancora prima di partire, ma non è tensione, è esaltazione, è pura gioia di essere ciclista, è un evento mondiale. Il Fiandre è rock!
La folla parte col conto alla rovescia, lo sparo ci da il via e le campane della cattedrale risuonano per noi. Le nostre hell’s bells (come la canzone degli AC/DC, che ovviamente ho ascoltato al mattino) hanno suonato e ci hanno ricordato che l’inferno è cominciato. Non manca niente, solo quei 262 km con 15 muri e 10 tratti di pavè.
La partenza è stata facile, una fuga è partita sin da subito ed il gruppo è rimasto abbastanza unito. Dopo circa 130km è cominciata la bagarre per prendere la prima stradina stretta ed i primi tratti ciottolati in testa. Tutto in regola. Andiamo avanti e arrivano le strade con il vento forte e con tanti spartitraffico, marciapiedi, dossi, paletti: una corsa ad ostacoli dove tutto è pericoloso, ed infatti si sono susseguite cadute di massa. Andiamo avanti e verso il km 170 la corsa comincia. Il muro più importante, il Kwaremont, si sta avvicinando (180esimo km) e tutti a "tutta" come in una volata. Siamo avanti io, Quinzia, Saba e Willi. Tutto liscio, continuiamo restando davanti. Altri due muri, uno peggio dell’altro, si alternano e resto indietro a causa di una caduta davanti a me; mi faccio anche un tratto a piedi. 10km dopo riesco a riportarmi sui primi e respiro un po' a ruota. Siamo quasi ai 210 km di corsa e dopo qualche scatto provo ad anticipare il 10°muro, quello decisivo, il Mollemberg. Siamo in 4 con pochi secondi ma a metà muro passano Cancellara e Boonen come vere e proprie moto. Non li ho più rivisti se non al traguardo. Grazie al mio anticipo riesco comunque a rimanere davanti e proseguiamo affrontando altri 3 muri quasi in successione ed un tratto importante di pavè. Qui perdiamo Quinzia che fora e Willi che molla. Restiamo io e Saba, ma dobbiamo resistere a tutti i costi. Passiamo i muri in asfalto ma mancano i più duri, il Grammon e il Bosberg. Perdo le ruote dei primissimi ma tengo duro e tutti in fila restiamo incollati l'uno all'altro. Rientro su un gruppo dopo il gramon ma non è il primo cosi ci mettiamo a girare. Manca il Bosberg a meno 10 dall’arrivo e mi si spegne la luce ma qualcosa mi fa tener duro e resto col gruppetto. Continuiamo a cambi regolari e vediamo il gruppo di testa. C’erano più di 30 corridori che lottavano per il 5° posto, così a meno 2 ci ricompattiamo tutti ed ecco la volata. La vincono gli altri ed io resto in gruppo.
28esimo. Rispetto al 100esimo dell’anno scorso è ok, ma manca ancora tanto, tanto, tanto da lavorare..

Tre giorni di De Panne, prima tappa

Sono ancora in belgio e l’ipod mi offre altro rock, stavolta Them Crooked Vultures, the Queen of the stone age e the Demned.. la partenza era lontana e il lusso di più autori mi ha giovato...
Insomma soliti preparativi, solita giornata uggiosa e via; si parte con la strada bagnata e la mantellina ben chiusa, perché l’acqua non veniva giù dall’alto ma su dal basso. Con le ruote l’acqua veniva sparata direttamente addosso.
Partenza turbolenta, il vento a rotto le p… fino al km 80. Una fuga prende comunque piede e dentro c’e il nostro dall’Antonia. Al km 90 cominciano le strade strette, i primi tratti di pavè ed i muri. Una caduta spezza subito il gruppo e 60 corridori prendono vantaggio. Finisce il primo giro di 50 km con qualche scatto, ma nulla di più e la fuga di dall’Antonia prosegue con 1minuto e 15. Secondo giro, parte la bagarre di chi vuole anticipare. Così Benna e altri 4 accelerano sui muri decisivi e poi anch’io con Bandiera ed altri compagni ci aggreghiamo. Di li a poco prendiamo anche i primi fuggitivi di giornata e in 15 circa ci avvantaggiamo. Mancano tanti km e qualche salita impegnativa. Si va quasi totalmente d’accordo e ai meno 10 parte l’azione decisiva. Gasparotto parte e tutti a ruota. Fa il vuoto e restiamo in 8. Stavolta però non collaboro e sto dietro. Paolini e Gasparotto sono i più veloci e penso ad anticiparli in volata. Ultimo km l’andatura aumenta. Parto lungo, poco prima dei 250m e quasi subito vengo passato, poi in finale Paolini e Gasparotto mi infilano sulla riga. Quarto.. come si dice: bene, ma non benissimo.

Gent-Wevelgem

Eccolo eccolo... l’aria umida, la nebbia il vento e il sole nascosto da nuvoloni neri... è il Belgio.
Siamo entrati nelle “settimane sante”, quelle che precedono la Pasqua, ma anche nelle settimane della Gent-Wevelgem, della tre giorni di le Panne, del Fiandre e della mitica Roubaix. La Gent conclusa da poco mi ha portato un risultato buono ma non buonissimo, perché si può sempre migliorare.

Belgio è sinonimo di rock, credo di averlo già scritto, e per andare alla partenza fondamentali sono state le cuffie alle orecchie ed il fiato al mio iPod. Stavolta sono stato campanilista ed ho scelto i Bastard Sons of Dioniso. Ci avviciniamo alla piazza di partenza e si cominciano a vedere movimenti, macchine parcheggiate lungo la strada gente che cammina. Sempre più macchine e sempre più gente. Entriamo nel piazzale e "waaaaaaaaaa": centinaia, CENTINAIA di persone aspettano di vedere noi scendere dal bus, tra cui giornalisti, fotografi e tantissimi appassionati. Fantastico! Quanto è esaltante e stimolante il pubblico. I soliti panini, il buon casco, scarpe e via a firmare. Quasi dobbiamo fare a spallate per passare per quanta gente s'è presentata.

Tre due uno viaaaa la corsa parte e il vento si sente. Nessuno però prende l'iniziativa e la prima parte di corsa resta piatta. Piatta per chi vede la corsa da fuori, ma noi dentro restiamo un pochino tesi e concentrati perché il vento gioca brutti scherzi. Arriviamo al circuito di 40km che faremo due volte: 8 muri a tornata tra cui l’ultimo della serie, il Kemmel, in pavè. Dopo il primo giro, ancora abbastanza tranquillo ma non troppo, arriviamo al Kemmel e lo facciamo forte. In cima siamo tutti in fila, ma la Liquigas è la più numerosa; così, finita la discesa, entriamo su uno stradone più largo con il vento laterale. Apriamo un ventaglio e restiamo 25 corridori. Manca ancora molto ma vale la pena continuare. A metà del secondo giro però l’azione perde ritmo e ci appalliamo. Cominciano gli scatti... uno, due, tre; al quarto mi butto anch’io ed inseguo un Astana, Iglinsky. Lo prendo e continuiamo. “Mancano 60km ma va bene, qualcuno arriverà a prenderci” mi dico. Infatti i big si muovono da dietro e ci raggiungono in 12, presenti Eisel, Breshel, Hincapie, Freire, Gilbert e un mio compagno, Kuchinski. Seconda passaggio sul kemmel e restiamo in 8. Mancano 40km e via regolari ... regolari a 50km/h però! Dobbiamo andare d’accordo perché altrimenti non arriviamo quindi collaboro attivamente, forse troppo, e arrivano i meno 10. Ci rompiamo ancora perché l’andatura aumenta e restiamo in 6, le mie forze sono ridotte all’OSSo e penso in tutti i modi come vincere o perlomeno il podio, ma non vedo alternative che stare un po’ più a ruota e provare la volata. Così faccio, ma non ho più gambe ed arrivo quinto nella volata vinta da Eisel, bene ma non benissimo. Si può sempre migliorare, ma per oggi grande gioia in ogni caso!

Dalla Tirreno alla Sanremo… verso le Classicissime!!!

Sono tornato da poco a casa dopo 15 giorni di adrenalina, tensione, fatica. Gare intense, prima fra tutte la Tirreno-Adriatico; 7 tappe attraverso l’Italia. La Tirreno che mi ha dato grandissima soddisfazione con la vittoria di Bennati nella tappa di Monsummano. Soddisfatto anche perché, assieme a Quinziato e Sabatini ci siamo sentiti complici e registi del successo.
Prime tappe meno dure e via via sempre più difficili, ma la gamba migliorava. Sì, sembra strano, ma con la fatica di 7 tappe dure, la gamba acquisiva più tono e più resistenza. Finita la Tirreno, 3 giorni di riposo per recuperare energie ed ecco la Classicissima, la mitica ed unica Sanremo. 298 km di tatticismi, salite e discese senza sosta. Classicissima di primavera, ma quella mattina, della primavera non c’era proprio traccia: 10°C, nebbia e pioggia. La corsa era quel giorno e poteva anche nevicare ma la concentrazione non poteva cambiare. Tutti per Bennati, poteva farcela e la squadra ci credeva.
Cercherò di spiegarvi come ho vissuto la corsa: prima cosa da fare? Casco in testa, panini in tasca, bici sotto il culo e via a firmare sul palco la presenza. Grandissima sorpresa, lungo le transenne trovo un grande cugino tifoso ed amico: Filippo. In moto era partito alle 5 di mattina da casa per vedere me e la corsa e questo già mi bastava per fare del mio meglio.
Tutti incolonnati verso il km 0 fuori da Milano, bandierina a scacchi che sventola e viaaaa.
Parte subito una fuga di 3 corridori ed a tutti va bene. Il gruppo avanza a passo d’uomo. La fuga prende 20 minuti ed è ora di cominciare ad inseguire. Le squadre si organizzano e l’andatura aumenta.
Arriva la prima salita, il Turchino. La pioggia non ci dà tregua e le gambe s’induriscono. Mancano 180km e mi sono detto “chi ci arriva alla fine?”. In cima ai 20km di salita regolare una galleria spezza il gruppo e davanti restano 80 corridori sui 200 partenti.
Si prosegue a 50km/h e si arriva alle Manie. Meno 90km all’arrivo e dopo la salita restiamo 50 corridori. Dopo la discesa bagnata e tecnica si rallenta e rientrano in testa molti altri. 90 corridori sono ora al comando ed è la volta delle salitelle dei Capi. Passiamo abbastanza agevolmente le prime due ma la terza, il Berta, mette in crisi mezzo gruppo. Bennati resta ben coperto anche grazie a Quinzia e andiamo decisi. Restiamo in testa, vediamo la corsa. Arriva la Cipressa, sono convinto di star bene, e lotto a gomiti aperti nella bagarre per prendere in testa la salita. Destra – sinistra, PUM comincia a salire. Regolare, vento in faccia. Nessuno prende l’iniziativa tranne Pelli che scatta. Non prende il largo e il nostro Roman Kreuziger pilotato dalla macchina fa il passo. Andiamo forte e si spezza il gruppo. Siamo rimasti ancora 50 corridori. C’è ancora Bennati e io sto sempre meglio. Sento le gambe che fanno male, ma vedo le facce degli altri e mi passa tutto: erano tutti sul punto di mollare. Siamo tutti al limite, ma manca ancora il Poggio. Ancora un po’ di spallate per prenderlo davanti e PUMMM, ri-impenna. Non è una salita dura ma ai 40km/h vi assicuro che fa male. Meno 8 all’arrivo, Garzelli fa il passo, meno 7, Garzelli non molla, meno 6 in successione Pozzato, Gilbert, Rogers e Nibali provano a scattare ma nessuno fa la differenza. Nibali prova anche in discesa. Io sono lì, vedo tutto, finita la discesa penso come e con chi vincere. Meno 3, pianura, sono li, c’è Nibali, mi giro e c’è anche il Benna. “Bene, io sono per il Benna”. Parte Pozzato, Nibali salta e mi accollo la responsabilità di portare Benna ai meno 200metri per la volata. Mi metto davanti e punto Pozzato, mancano 2 km. Un po’ alla volta mi avvicino, non troppo forte, manca ancora molto. Meno 1,5 km, prendo il campione italiano Pippo e proseguo dritto. Meno 1 km, curva destra curva sinistra, meno 500 metri altre due curve e mi alzo sui pedali. Faccio la volata e arrivo ai meno 180metri. Purtroppo Benna chiude quinto e la delusione è visibile sulla sua e sulla mia faccia, ma più di così non si poteva fare. Amara consolazione. Come prima Sanremo non c’è male dal mio punto di vista. E prima o poi avrò la mia occasione!

Senza troppa euforia

... e dopo un deludente primo approccio con il Belgio, provo a ripartire con più decisione in Italia per la precisione da una classica tornata in auge da qualche anno: La “Strade Bianche” di Siena, la famosa Eroica. Alla partenza parto convinto di fare una bella corsa perché la gamba era buona ed era solo questione di gestire bene la gara. 190km, 60 di sterrato e svariati muri, una corsa dura anche per le strade strette e pericolose.
Dopo una partenza tranquilla, a metà gara il gruppo si dimezza e comincia la corsa. 20 corridori prendono la testa della corsa e la Saxo Bank fa la selezione. A meno 50 provo ad anticipare allungando su un tratto sterrato, poco dopo mi raggiungono altri 3 corridori con Nibali. La strada è sterrata e si impenna. Tengo duro mi volto e vedo che il gruppetto insegue in fila indiana. Mollo i primi, rifiato e torno nel gruppetto. Dopo una curva i primi accelerano e riprendono vantaggio. Mancava qualche squadra davanti e quindi Katiowa e Saxo devono tirare. Andiamo avanti a passo costante, ma impegnativo. La strada continua fra strappi e salitine. A meno 15 Pozzato prova a riportarsi sui primi e ci mette tutti in riga, ma senza risultato, poi riprova Cancellara e fa male ai superstiti. Meno 10 e altra rampa, li mi sfilo e mi tocca inseguire, meno 8 rientro, ma ci aspetta un altro muro. Mi risfilo e in 11 prendono vantaggio, io e altri 5 inseguiamo fino all’arrivo. Chiudo 13esimo a 1’40”, bene ma non benissimo; e ora direzione Tirreno-Adritico...

Oman.. Why not?!


Il giorno dopo la fine del Tour of  Qatar ci siamo tutti trasferiti in quel dell’Oman; sultanato molto più grande, più caldo e più montuoso. In Oman non era mai stata organizzata una gara e ovunque c’erano sguardi incuriositi. La nostra squadra partiva con un corridore in meno: il nostro Patersky reduce da una caduta, ha dovuto alzare bandiera bianca per un ginocchio dolorante. La gara non presentava sulla carta particolari problemi, ma le logistiche sembravano alquanto faticose. Comunque noi avevamo 2 corridori veloci e una squadra affiatata.

 Prima tappa spettacolare: si disputava sulla cornice di Muscat, la capitale. 60 km in un circuito di 6km. Alle 19, con il sole ormai tramontato, siamo partiti con tanto di fuochi pirotecnici, luci e suoni di tamburi e canti locali. Non so bene descrivervi i canti, ma i tamburi e le voci delle due ragazze creavano un atmosfera tribale, quasi battagliera. In effetti un po’ di battaglia poi c’è stata. Il pericolo era ad ogni metro ma siamo arrivati illesi con un quarto posto di Chicco che se non fosse stato chiuso avrebbe vinto sicuramente, vista la rimonta negli ultimi metri.

Secondo giorno: 30 gradi Celsius e partenza in un golfo bellissimo, alla fine di una valle stretta, abitata da pescatori occasionali, o forse obbligati visto che le rocce e la terra arida non gli davano alternative. C’erano poche baracche e qualche barca. Partenza easy e la fuga non si è fatta aspettare. Il gruppo però aveva intenzione di proseguire unito e di chiudere il gap più avanti..

 La maglia di leader era alla Sky con Boasson Haghen e come etica sportiva vuole, loro si sono addossati il compito di gestire il vantaggio della fuga. Anche noi però avevamo intenzioni bellicose nel finale e quindi abbiamo messo un uomo a  tirare con loro: il nostro mitico Santaromita. È così che dopo una corsa relativamente piatta, arrivano velocemente gli 8km all’arrivo entrando su un circuito in un piccolo villaggio. Fuga ripresa e via alla bagarre. Io Quinzia Willi Chicco Cimo e Benna bene uniti per una grande volata, e grande volata è stata. Willi Quinzia e Cimo dopo averci tenuti ben coperti si sfilano e Chicco entra in azione. Eravamo lunghissimi: -2km e mezzo all’arrivo. Gli grido di tenere almeno fino all’ultimo, o almeno credo di averlo detto, forse l’ho solo sperato. Comunque ha capito perché riesce a resistere alla grande e  senza calare l’andatura fino all’ultimo km. Curva a 90°, tocca a me. Non accelero subito, aumento un poco alla volta anche per riuscire a tenere per  più metri. Accelero e accelero e arrivo ai meno 500; da li partono due della Sky e Benna è messo benissimo, dietro il gruppo è sfilatissmo. L’istinto lo porta a partire ai meno 300metri e vince con parecchio margine. Che soddisfazione. Abbracci e pacche sulle spalle per tutti, lavoro perfetto. Ci si cambia e ci si incammina per l’hotel; massaggi cena e graaaande dormita. Terza tappa: eravamo motivatissimi a rivincere e dopo la fuga, con la Sky anche noi tiriamo con Santino. Questa volta però in volata ci prendono in contropiede e riescono ad anticiparci.

Quarta tappa. Sveglia fantozziana alle 6.30 colazione e via con le macchine. Dopo un' ora siamo in aeroporto, si.. ci sarebbe toccato un trasferimento in aereo. Tutti i corridori quindi decollano e atterriamo mezz’ora dopo in mezzo al nulla.. tutt’intorno solo sabbia e un caldo allucinante. I bus ci aspettano e dopo altri 120km di “safari” fra dromedari selvatici sabbia-asfalto ed erbaccia arriviamo in un paesone.. tempo di cambiarci e viaaa.. 190km on the road. La solita fuga prende vantaggio e il gruppo controlla. La Sky si addossa ancora la gestione. Dopo quasi 4ore di corsa con sali e scendi in valli dimenticate da Dio, entriamo su una stradona con il vento laterale. Non se lo sarebbe aspettato nessuno, ma ad un certo punto parte una bagarre ingiustificabile. In un attimo 30corridori si trovano in un ventaglio tra cui Benna Quinzia ed io.. penso che sia una buona occasione per arrivare con meno corridori in volata, ma ci sono anche altri come Boonen, Cancellara O’Grady. Tutti possibili vincitori, tranne la Sky che a causa di disattenzione resta fuori dalla testa della corsa. Quindi la Sky e altri inseguono, ma non ci prendono più. Davanti si andava forte forte. Il nostro Bennati non bissa il successo ma si piazza secondo. A causa del ritardo del leader Hagen però, noi prendiamo la maglia proprio con Benna. 

Quinta tappa piatta ma con la maglia da difendere avremmo dovuto controllare noi. Quindi ci scappa una fuga e poi la gestiamo. Ripresa la fuga arriva subito il finale: velocissimo e dopo varie tirate e sorpassi Benna si piazza nei dieci, ma mantiene la maglia.

Ultimo giorno: una cronometro. Sembrava più una cronoscalata perché era caratterizzata da tre strappi anche al 20% di pendenza nei primi 6km e poi tanti sali e scendi. Bennati ce l’ha messa tutta per resistere e mantenere la maglia ma chiude solo quinto. Va benissimo anche perché non è un cronoman. Io riesco con una bella crono ad ottenere il decimo posto in classifica generale. Sono molto soddisfatto. Ma ora ho bisogno di riposo.. il Belgio ci aspetta..

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