Scritto il 05-01-2012
No Stress
N
atale è passato, considerando che mi sento un po’ “Grinch” è andata bene. Dopo il bel pranzo da ingordi compreso di panettoni pandori e svariati dolci, il rito dei regali, il saluto di tutti i parenti, baci abbracci e via dicendo.. si ripensa ad allenarsi.. Qui dove abito io è arrivata un’ ondata di caldo imbarazzante, destinata a finire presto, però assolutamente gradevole. Ma iooooo me ne sono andato sull’isola che c’è, GranCanaria. 25gradi sicuri tutto l’anno, strade belle, salite, pianura, buona cucina e bei paesaggi. L’ideale per pedalare. Troppo importante allenarsi senza stress. Sarà un sacrificio stare via di casa ancora, ma so che darà dei frutti, ne varrà la pena. Spedirò delle cartoline per non sentirmi troppo lontano. Siamo un gruppo ristretto, ma motivato.
Sono già passati 8 giorni e abbiamo macinato vagonate di chilometri, in realtà più metri di dislivello e ore visto i percorsi impegnativi ;) Oggi ad esempio abbiamo fatto la consueta distanza di routine settimanale. 6ore con 3100 metri di dislivello 180 con 30km orari di media, 240 Watt medi. Buono. Siamo partiti che già il sole era alto, bruciava con 25gradi. Fuori dall’appartamento, destra in direzione Mogan. Percorrendo la costa già si fa fatica, sali e scendi senza sosta, ma la vista della distesa del mare con le barche che prendono il largo mi fa impazzire e mi fa passare la fatica d’inizio. Dopo due ore siamo in zona San Nicolas. Una cittadina di agricoltori incastrata fra due montagne aride e rocciose dove solo sulle cime crescono dei pini. Poco sotto crescono solo piante grasse e poche altre erbacce. In zone come san nicolas però, dove la terra è più fertile e dove ci sono serre ben curate cresce il necessario per il fabbisogno cittadino.
Da lì ci siamo addentrati nella valle che porta ad Artenara. Una valle anche questa arida
suddivisa e caratterizzata da due dighe. Dopo una decina di chilometri di sali e scendi piuttosto accentuati,quasi da considerarle salitine, siamo saliti su altra ascesa di 30minuti. In cima esisteva una comunità molto particolare. Un paesino che viveva di orti coltivati in terrazzamenti a picco su dirupi da vertigine e case incastonate nella roccia. Bellissimo dalla cima poi, vedere in basso tutta la strada appena percorsa. Con mal di gambe, ma con soddisfazione. Lì era anche il punto di non ritorno, avevamo tre ore e, sia tornando indietro che continuando, sarebbero risultate sempre sei ore. E quindi avanti verso Tajeda, Roque, la Plata, San Bartolome, Santa Lucia. Lungo la strada che ci ha portato poi a Vecindario, abbiamo percorso una strada lunare. Tutt’attorno sembrava morto, solo qualche volatile cercava di spiccare il volo, visto il maledetto vento. In giro non c’era niente, solo roccia. Da lontano attraverso la valle, scorgevamo il mare che poco dopo avremo raggiunto. Da li il vento a favore ci ha letteralmente proiettati di ritorno da Maspalomas e poi Arguineguin in poco tempo alla velocità della luce. Se qualcuno ha l’occasione di trovarsi in zona e vuole strafare in bici, può provare. Si godrà un panorama da raccontare.

Il mio sacrificio più grande è non sciare per andare al caldo ad allenarmi.

Il Grinch
